Transition town roma appio latino 1Anche un quartiere di Roma, l'Appio Latino, può essere una città in transizione’.
Cosa intendiamo per ‘transizione’? Transizione dalla società dei consumi alla società sostenibile a 360°. SOSTENIBILE’ non vuol dire penitenziale ma BELLO, ARMONICO,

LEGGERO, SEMPLICE. Abbiamo l’obiettivo di perseguire insieme un ideale di appagante semplicitàsviluppando un movimento emergente, autorganizzato, virale’ che agisce localmente all’interno di una rete internazionale condividendo  un cammino ideale e un conseguente agire concreto. Si tratta di una iniziativa culturale a tutto tondo: un momento di auto-educazione eauto-trasformazione delle persone nei comportamenti e negli stili di vita per creare una comunità più felice e più ‘resiliente.
I nostri riferimenti culturali sono:

  • Arne Dekke Eide Næss, il più grande filosofo norvegese del ventesimo secolo è generalmente riconosciuto come il fondatore dell’ecologia profonda. Naess distingue fra un’ecologia superficiale’, che si batte per la conservazione della natura, che però rimane risorsa al servizio dell’uomo, e un’ecologiaprofonda’, che sostiene il valore intrinseco delle realtà naturali. Naess così si esprime: «I sostenitori dell’ecologia di superficie pensano di poter modificare le relazioni dell’uomo con la Natura all’interno della struttura della società oggi esistente […], la maggior forza trainante del movimento dell’Ecologia Profonda, se paragonato a tutta la restante parte del movimento ecologista, è invece, l’identificazione e la solidarietà con tutta la Vita». Bisogna cercare una nuova armonia ecologica tra gli esseri viventi che abitano il pianeta Terra.
  • Satish Kumar, dirige lo Schumacher College in Inghilterra: un centro internazionale di studi impegnato a offrire un modello alternativo di sviluppo, radicato in una visione olistica del mondo che riconosce le profonde relazioni tra uomo e ambiente ed è in grado di coniugare progresso scientifico e bisogni spirituali. Scrive Satish: «La velocità è una delle grandi piaghe della civiltà moderna, questa ossessione ci conduce a un approccio solo quantitativo, così siamo arrivati a credere che ‘più’ sia ‘meglio’. Ciò è molto materialistico, dobbiamo renderci conto che la qualità della vita, la qualità dei rapporti, la qualità del cibo, le medicine, l’istruzione sono tutto ciò che conta. Abbiamo quindi bisogno di fare una transizione dalla quantità alla qualità. Ma qualità e perfezione richiedono tempo. Invece di cercare il successo si dovrebbe guardare alla ‘pienezza’. E pienezza è dare attenzione al processo vitale. Abbiamo bisogno di imparare a vivere nel qui ed ora; questo momento è il momento migliore per vivere pienamente: c'è un detto indiano che recita: ogni volta che ti svegli è mattino, e adesso è mattino!»
  • Fritjof Capra, fisico e saggista austriaco, teorizza l’avvento di un nuovo paradigma, ricavabile dagli sviluppi della ‘nuova fisica’ ma anche dal misticismo orientale e da varie altre saggezze premoderne orientate ecologicamente. Si tratta di elaborare un nuovo pensiero, caratterizzato in senso olistico, o meglio sistemico, così denominato perché privilegia il sistema, cioè la rete complessa costituita dalle molteplici interrelazioni e non le singole unità costitutive. Dice Capra «Per miliardi di anni di evoluzione, l’ecosistema della Terra ha maturato alcuni principi di organizzazione, o principi di ecologia, per sostenere la ‘rete della vita’. La conoscenza di questi principi è quello che intendiamo con ‘alfabetizzazione ecologica’. Nei prossimi anni la sopravvivenza dell’umanità dipenderà da questa, dalla nostra capacità di comprendere i principi base dell’ecologia e viverli nel quotidiano. Questo significa che l’alfabetizzazione ecologica deve diventare una skill critica per ipolitici, per gli imprenditori e i leader e per qualunque professionista in tutti i campi e dovrebbe essere la parte più importante dell’educazione a tutti i livelli, dalle elementari all’educazione continua, professionale e non».
  • Il movimento culturale internazionale Transition Town nato, quasi per caso, pochi anni fa in Inghilterra dalle intuizioni e dal lavoro di Rob Hopkins. Nel 2003 Rob insegnava a Kinsale e con i suoi studenti creò il Kinsale Energy Descent Plan un progetto strategico che indicava come la piccola città avrebbe dovuto riorganizzare la propria esistenza in un mondo in cui il petrolio non fosse stato più economico e largamente disponibile. Voleva essere un’esercitazione scolastica, ma quasi subito tutti si resero conto del potenziale rivoluzionario di quella iniziativa. Quello era il seme della Transizione, il progetto consapevole del passaggio dallo scenario attuale a quello del prossimo futuro. Ma Rob è anche e soprattutto un ecologista e ha passato anni a insegnare i principi della Permacultura. Da questo suo background deriva la sua seconda intuizione: applicare alla logica della sua Transizione il concetto di resilienza. Nascono così le Transition Town (oramai centinaia), città e comunità che sulla spinta dei propri cittadini decidono di prendere la via della transizione. Qui si evidenzia il terzo elemento di forza del progetto di Rob Hopkins, quello che lui ha creato è un metodo che si può facilmente imparare, riprodurre e rielaborare.

Il nostro modello operativo è costituito, quindi da tutte le storie, le esperienze, le testimonianze, gli esempi presenti nel Transition Network e dagli strumenti, libri, modelli, action plan, schede, filmati, format messi a disposizione dalla rete delle iniziative avviate in tutto il mondo.

Il progetto TTRAL agisce su 3 piani:

  • i comportamenti  quotidiani: risparmio energetico e misurazione dei consumi, abitudini alimentari (cosa mangio, dove lo prendo, come lo cucino, come uso gli avanzi) cominciando con il mettere a fattor comune il patrimonio enorme di conoscenze che ciascuno di noi ha e il darsi dei piccoli obiettivi perseguibili e misurabili
  • il nostro essere e crescere come comunità: come facciamo le cose, come discutiamo tra noi, come prendiamo le decisioni, quali pratiche di dialogo e di democrazia adottiamo
  • la cultura e i valori condivisi: come ci sviluppiamo nella  consapevolezza e nella cura di noi stessi e degli altri rispetto alla filosofia di fondo, alla visione del mondo e alla conoscenza e come un tale sviluppo sostiene gli altri due piani.

Come lo stiamo realizzando:

  • organizzandoci per lavorare insieme condividendo democraticamente tutte le scelte utilizzando metodi decisionali partecipativi come l'Open Space
  • costruendo 'cose' insieme e mettendo in comune la nostra volontà di agire e di partecipare a un progetto che è anche un impegno reciproco per i partecipanti
  • con attenzione a mantenere l’equilibrio tra agire pratico e visione del mondo  per raggiungere il nostro obiettivo di costruire una comunità fondata sui valori condivisi
  • non secondo un modello preso a prestito da qualcun altro ma costruito da noi partendo da se stessi e nell’ottica dell’etica minima
  • sperimentando e testimoniando la capacità di apprendere insieme uno stile di vita e di confronto possibile
  • perseguendo la resilienza, la solidarietà, l’autosufficienza e la qualità delle relazioni.

Per saperne di più:

Visita il blog del progetto

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