di Myriam Ines Giangiacomo
Quali sono le caratteristiche di un buon mentor?

 

Quando pensiamo alla figura del mentor è probabile che la nostra attenzione si focalizzi su una figura adulta, magari simile a un precettore dell’antichità, che offre il proprio supporto a una persona più giovane nell’affrontare una particolare situazione di difficoltà o semplicemente un sostegno alla scoperta di nuove direzioni e opportunità.

In un quadro di questo tipo non è difficile attribuire questo ruolo anche a uno zio più che un genitore, o, in generale, a qualcuno che si prenda cura di qualcun altro in un processo di apprendimento, teorico o esperienziale.


Proiettando quest’immagine all’interno di un’organizzazione possiamo individuare ad esempio nel manager le caratteristiche di un mentor che trasmette le sue competenze a un collega con meno esperienza.

Per identificare i mentor che ci hanno guidato almeno una volta nella vita, basta porsi qualche semplice domanda:

  • Chi ha preso a cuore o si è interessato al mio sviluppo in un momento di cambiamento?
  • Chi è stato per me un modello nell’applicazione di alcune regole o comportamenti?
  • Chi mi ha aiutato a scoprire e poi ad affinare un mio talento o una mia abilità?
  • Chi mi ha aiutato nel corso della vita a risolvere una situazione di difficoltà in ambito privato o professionale?
  • Chi mi ha illustrato un nuovo modo di vedere le cose o una nuova direzione?
  • Chi mi ha supportato nell’intraprendere nuovi percorsi?

E’ piuttosto chiaro ormai che il mentoring è parte della condizione umana, è un processo che si verifica spesso anche inconsapevolmente e in maniera poco strutturata.


Il ruolo del mentor non è attribuibile in funzione della sua posizione professionale o sociale, ma piuttosto grazie a una serie di caratteristiche umane particolarmente sviluppate, delle inclinazione molto spiccate, coltivate e cresciute nel tempo grazie all’esperienza e a percorsi di apprendimento.

Alcuni mentor sono molto noti, dall’antichità fino ai giorni nostri: Socrate mentor di Platone, Walter Sisulu di Nelson Mandela, Bing Crosby di Frank Sinatra, Michelle Robinson di Barack Obama.

L’obiettivo del mentor è quello di sviluppare le abilità del mentee cercando di comprenderne la natura e le esigenze, al di là del proprio giudizio e visione del mondo. Il più importante insegnamento che un mentor può trasmettere a un mentee riguarda l’abilità di superare gli ostacoli.

In questa relazione la credibilità è la più funzionale e indispensabile caratteristica del mentor, senza la quale risulta impossibile costruire un rapporto di fiducia con il mentee.
La fiducia è il collante, il valore che tiene unito il mentee al mentor.


Un bravo mentor riesce a farsi ascoltare dal suo mentee se è stato in grado di instaurare con lui un rapporto basato sul rispetto e sul riconoscimento di un’autorevolezza. E’ importante, quindi, che il mentor non abbia un atteggiamento di superiorità o presunzione nei confronti del suo mentee, in questo caso il rischio di appesantire il lavoro di reciproco apprendimento e di essere poco efficaci è molto alto perché, non dimentichiamo, un mentor è, allo stesso tempo e in un certo qual modo, anche un mentee.