di Myriam Ines Giangiacomo - 
26 Maggio 2016, Roma: Bottega Filosofica e TEA Trends insieme per la presentazione dello Scenario 2016-17 "Il tuono e l'azione".

 

Lo scenario TEA 2016-17 sarà protagonista dell’evento realizzato da Bottega Filosofica in collaborazione con TEA Trends nella giornata del 26 Maggio a Roma.
Nel precedente post abbiamo percorso la storia del Café; in questo approfondimento, invece, analizzeremo il metodo del World Cafè nei suoi aspetti tecnici.

Abbiamo già considerato la principale caratteristica del World Cafè che è quella di essere un “contenitore”, un ambiente informale in cui le persone sono invitate a prendere spontaneamente parte ad una conversazione, aggregandosi in piccoli gruppi variabili e sollecitate, con opportune domande, a dare il proprio contributo condividendo idee e riflessioni su un dato argomento.

Uno degli elementi realmente in grado di fare la differenza, pertanto, è l’accoglienza. Il facilitatore, quindi, avrà cura di trovare e allestire uno spazio che faccia sentire i partecipanti a proprio agio, in un clima in cui possano esprimersi liberamente e che stimoli il fluire dei loro pensieri. Per questo anche i dettagli fisici dell’ambiente - l’arredamento, i colori, la disposizione degli oggetti - rivestono un ruolo non secondario. Tutto viene accuratamente valutato per creare la giusta atmosfera.

Il World Cafè è soprattutto un esercizio di esplorazione e di analisi di tematiche importanti con l’intenzione di arrivare alla “scoperta” di proposte e soluzioni efficaci attraverso la contaminazione reciproca di idee, esperienze, riflessioni.

Fondamentale è che i partecipanti abbiano subito molto chiaro il motivo e la finalità della conversazione in cui saranno coinvolti. Avere presente il punto di arrivo è la base di partenza della condivisione.

Nella pratica dialogica - in una condizione di giocosa serenità e di confronto aperto e non giudicante - l’apporto di ognuno è determinante per pervenire, attraverso la combinazione dei contributi di tutti i partecipanti, a un pensiero “nuovo” frutto del lavoro “comune”.

La domanda è uno strumento centrale e il facilitatore avrà cura di formulare quelle più opportune affinchè il dialogo possa essere profondamente generativo.

Per favorire la più ampia connessione tra le persone, la trasmissione di idee è agevolata anche attraverso il movimento nello spazio e l’aggregazione reiterata in piccoli gruppi - “tavoli” - diversi nel corso dell’incontro. Una delle peculiarità del World Café è infatti quella di cambiare tavolo a ogni domanda. In questo modo ciascuna persona presente si arricchisce delle riflessioni di un gran numero di altri partecipanti pur intrattendendo singole conversazioni in gruppi molto piccoli. In essi, proprio in virtù della dimensione, lo scambio diventa molto semplice ed effettivo.


In ciascun tavolo, un ruolo cruciale è svolto da uno dei partecipanti alla prima conversazione che si mette al servizio degli altri accettando di essere l’”ospite del tavolo” o il “padrone di casa”. E’ l’unico che non cambia tavolo, raccogliendo, in tal modo, una gran varietà di punti di vista. Accogliendo, di volta in volta, i nuovi venuti sintetizza loro quanto emerso dalla conversazione precedente favorendo così la condivisione tra tutti i partecipanti che, riconoscendosi come parte di un “tutto”, si influenzano reciprocamente facendo fluire il dialogo.

Il “padrone di casa”, inoltre, ha anche il compito di incoraggiare i partecipanti a entrare nella conversazione, sempre nel pieno rispetto della volontà di ognuno di farlo e in quale misura. Il tavolo, poi, può essere dotato di alcuni particolari “dispositivi” - per la gestione del tempo, delle obiezioni, della partecipazione - che agevolano l’attività.

Grazie alla pratica costante dell’ascolto condiviso, durante la quale emerge un’abbondanza riflessioni sulle tematiche scelte, si realizza una connessione di alto livello tra tutti e dopo alcune fasi di conversazione, ciascuna sollecitata da una buona domanda, il gruppo è pronto per una sintesi di quanto emerso dai diversi “tavoli” e per un dialogo, realmente partecipato, che lo coinvolga nel suo insieme.