di Myriam Ines Giangiacomo - 
Quali rischi genera l'ortodossia nei contesti di lavoro?
Come superarli?

Abbiamo già introdotto il concetto di ortodossia, ed è importante, in previsione dell’incontro InnPalestra del  4 Aprile, comprendere l’accezione di questo termine all’interno di un contesto professionale.
Poniamoci intanto una domanda: l’ortodossia è per sua natura un male?
Partiamo dall’inizio.
Il termine ortodossia per molto tempo ha  avuto una connotazione prevalentemente religiosa, rappresentava infatti l’adesione al credo di una chiesa, raccoglieva il comune sentire religioso di una comunità che seguiva determinate credenze e vi si riconosceva.
Facciamo ora un salto nel mondo aziendale, lo scenario non è così diverso: anche le istituzioni del mondo del lavoro creano e supportano delle ortodossie , costruiscono degli schemi all’interno dei quali le persone sanno come sviluppare prodotti e servizi.
Quando si entra a far parte di un’organizzazione le persone sono spinte ad aderire al modello aziendale  di riferimento e alle logiche che ne dominano le dinamiche. Conformarsi alle regole, ai comportamenti, al sentire comune dell’azienda è un processo piuttosto automatico. A un certo punto l’individuo diviene uno dei protagonisti di una sorta di mentalità collettiva da cui si sente influenzato nel modo di pensare e nei comportamenti.
Per loro natura le ortodossie non sono necessariamente un male, ma è chiaro che se non sono sottoposte in maniera sistematica al pensiero critico e quindi a un processo di revisione, il rischio di fossilizzarsi è alto, come è alto, di conseguenza, quello di interrompere un processo di crescita a causa della chiusura verso proposte innovative.
L’aspetto positivo dell’ortodossia in azienda è che permette comunque di creare un bagaglio comune a cui attingere per lo sviluppo delle attività, un cervello collettivo in grado di riconoscere soluzioni efficaci e le inserisce all’interno di uno schema, il problema è che lo schema può ripetersi senza soluzione di continuità, rendendo miopi le persone rispetto al potenziale di soluzioni nuove.
Avete presente l’espressione “squadra che vince non si cambia”?
Ecco, diciamo che il problema dell’ortodossia in azienda nasce esattamente da questo presupposto: si continuano a concordare obiettivi in funzione di successi già conseguiti, senza una sana e costruttiva messa in discussione di quei modelli che si pensa possano funzionare per sempre. La storia ci insegna che non è così. Quando si è immersi in una realtà professionale, la solidità delle ortodossie dominanti non favorisce la ricerca di altro, non spinge al confronto con altre realtà.
E’ difficile uscire da questo meccanismo, e soprattutto, una volta appurato il rischio di essere prigionieri di ortodossie, siamo certi di riuscire ad individuarle?
E come lavorare poi per esaminarle, scomporle, e superarle?
Questo lo faremo insieme nel primo degli incontri InnPalestra il 4 aprile prossimo. Attraverso una formula costruttiva e partecipativa scopriremo e faremo tesoro di possibili allena-menti per sviluppare e mantenere in esercizio le skill dell’innovatore nella  propria realtà professionale.